10 ottime ragioni per un sedere piccolo

La mia personalissima top 10 dei motivi per cui avere il sedere piccolo è il massimo.

1) spendi meno per vestirti perché di certi brand ti vanno anche le taglie da bambina: ieri, ad esempio, ho comprato dei jeggings H&M taglia 158/164 e li ho pagati la metà di quelli da donna; vale anche per i capi spalla e se poi come me porti un 37 di piede vale anche per le scarpe!

2) nel saldi trovi sempre la tua taglia, perché la 38/XS non se la caga mai nessuno e poi hai a disposizione anche il reparto bambina in cui sbirciare;

3) nell’armadio ci stanno molti più abiti;

4) spendi meno al supermercato: puoi mangiare qualitativamente meglio permettendoti cibi di qualità ma mangiandone poco spendi comunque meno che a comprare porcherie al discount che ti si piazzerebbero tutte sul fondoschiena;

5) nei parcheggi stretti riesci ad entrare ed ad uscire dall’auto senza sbattere la portiera (tua e altrui) e senza doverti strusciare lungo le fiancate sporche;

6) le cosce non sfregano di loro;

7) nelle riunioni di scuola e di condominio è più facile defilarsi;

8) stai comodo anche sui sedili delle low cost;

9) puoi fare sesso in qualunque posizione ti venga in mente senza paura di spaccare la schiena al tuo partner;

10) sei naturalmente più elegante, dato che non puoi twerkare neanche involontariamente e non sembri un ippopotamo spiaggiato. Parliamo “dell’eleganza” di gente chiappona come Kim Kardashian e Nicki Minaj, per esempio. Per me anche no. Mi vergognerei a morte se avessi un triplo culo come quello! Altro che vantarmene!!!

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Volpi, uva e ossa su cui sbavare.

Come ad ogni settimana della moda, anche quest’anno si solleva di nuovo la questione delle modelle troppo magre. Così a qualcuno è venuta l’ideona del secolo: basta taglie 36 in passerella! Roba da 92 minuti di applausi.

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Il perché è presto detto: io, che sono alta 1,65, porto una 38. Una trentotto. Io me medesima. Una fanciulla che sfila a Milano è certamente più alta 1,70 e indossando una 38 fa comunque un bell’effetto grissino per una questione di proporzioni, quindi tutta ‘sta rivoluzione io non la vedo. Se poi aggiungiamo che secondo me hanno solo cambiato i cartellini agli abiti come hanno fatto con le soglie della glicemia (che il giorno prima non eri diabetico e il giorno dopo invece sì perché hanno abbassato la soglia a tavolino)… però bisognerebbe vederci della malafede e io tutta ‘sta malafede scelgo di non volerla vedere.

Tutta questa cosa delle modelle troppo magre è decisamente sfuggita di mano: prima di tutto perché se una 15enne è anoressica non è per colpa della moda. L’anoressia è una malattia seria e non si cura a schiaffi come invece bisognerebbe fare con quelle che “fanno le anoressiche”, quelle che su instagram postano meme motivazionali sul thinspo e foto di modelle “modello” ma in realtà sono alte 1,50, pesano 65 Kg e mangiano 3 biscotti al giorno per una settimana e poi svengono e tutti a berciare dell’anoressia (che ripeto, è un’altra cosa). Un po’ come se giocassero ad amputarsi un arto perché fa cool: calci nel “cool“, a ‘ste rincoglionite. Calci. Nel. COOL. Per esempio…

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WTF?

L’altra ragione per cui si è perso il senso del ridicolo, è che i fesciondesainer© hanno una di visione distopica della realtà, per cui gli abiti per cadere bene non devono trovare particolari curve (o peggio, rotoli) ma molti di loro di fatto non sanno disegnarli. Del tipo: “cazzo, sta male persino al manichino”.

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‘a sfugliatella, presto!!!

Un problema serio di modellistica, per cui si cuciono abiti che assomiglino il più possibile ai bozzetti, se non fosse che i bozzetti hanno proporzioni impossibili che per poterle mantenere impone che l’abito possa essere messo solo su un appendino o su una modella gravemente malnutrita (e starle comunque malissimo). Non se ne rendono conto perché sono troppo impegnati a sentirsi dei veri maître à penser, dei guru, e invece di modificare – o reimparare – a disegnare gli abiti per delle forme umane, per quanto snelle e asciutte, forzano le modelle a diventare con proporzioni impossibili. Addio sartorialità: non è più l’abito cucito sulla modella ma la modella incastrata dentro all’abito. Questo sì è grave davvero, perché si cerca di far passare come “moda” ciò che a mio avviso è banale incompetenza professionale.
Prendete Valentino: le modelle non sono mai state grasse ma erano ben lontane quelle di adesso e i suoi abiti sono sempre caduti magnificamente. Ma sa fare il suo mestiere. LUI.

valentino
Un guru vero. Diffidate dalle imitazioni.

Comunque lasciatemi dire che tra una sedicente anoressica (skinny come Angelina Jolie) e una sedicente curvy (grassa come Ashely Graham), prendo la prima. E’ come dicono certe volpi che non arrivano all’uva “le ossa datele ai cani”: infatti quando entra una magra come me gli uomini sbavano.

Eccome se sbavano.

Il sesso non è un crimine, ma la stupidità dovrebbe esserlo.

Tiene tristermente banco, in questi giorni, il fattaccio di Firenze (qui articolo La Stampa) che posso riassumere in sintesi: due ragazze americane accusano di stupro due Carabinieri. Prendo spunto da questa vicenda per fare una riflessione che ritengo importante, ma non ne entrerò nel merito specifico (come per tutti i fatti di cronaca nera non voglio ergermi a giudice di nessuno perché non conosco tutti i dettagli e poi io sono una garantista convinta: si è innocenti fino a sentenza definitiva e non dopo un talk in tv, a prescindere dal crimine).

Apro una parentesi: odio “il garantismo a due velocità”. Siccome gli accusati sono Carabinieri allora sono tutti pronti a dire “aspettiamo l’esito delle indagini” e a lanciare accuse neanche tanto velate alle presunte vittime. Se per lo stesso crimine fossero stati accusati due stranieri apriti cielo! Mandrie di razzisti belanti davanti alle porte della Questura a chiederne la testa. Insomma: odio gli incoerenti e gli opportunisti. Questo vorrei fosse chiaro. Chiusa parentesi.

La mia riflessione è sulle presunte vittime, ma faccio un passo oltre e generalizzo su tutte quelle ragazze che denunciano una violenza a seguito di una serata brava (o di un contesto simile). Lo so che quello che sto per dire mi attirerà le ire di molti: lo stupro è un crimine orribile, deprecabile e per me andrebbe punito con 30 anni di carcere senza condizionale, ma ESISTE. Esiste come esistono le armi da fuoco, la gente che guida ubriaca, le droge tagliate male, i serial killer, i terroristi, gli psicolabili di ogni sorta, lo zucchero bianco e il glutammato monosodico. Siamo seri: non viviamo nel favoloso mondo dei My Little Pony. Mediamente là fuori brancolano orde di personaggi che vanno dal poco raccomandabile al letale e dobbiamo farci i conti, volenti o nolenti.

Il problema della sicurezza nelle nostre strade è un tema caldo – caldissimo – e soprattutto chi abita nei grandi centri non si sente certo a proprio agio a camminare di notte (e qualche volta anche di giorno) perché ha il fondatissimo timore di essere aggredito, soprattutto se è una donna. In questo frangente è chiaro che se me ne sto tornando a casa dal lavoro da sola e vengo aggredita e trascinata in un anfratto ho tutto il diritto e il dovere di denunciare e di indignarmi per non essere stata protetta. Limpido, cristallino e inoppugnabile.

La questione per me cambia un po’ nel momento in cui decido scientemente di andare in posti a rischio, di mettermi in condizione di non essere lucida assumendo alcool e droghe in quantità e di farlo vestita specificatamente in modo da attirare l’attenzione. Perché diciamolo: nessuna si mette una minigonna inguinale e dei tacchi 15 per passare inosservata, lo fa per farsi notare e agganciare la fauna maschile presente. Minigonna, alcool e discoteca presi da soli non sono un problema, ma insieme possono essere un mix esplosivo. Andare per locali a caccia lo chiamo pescare pesci in barile: pratica lecita e assolutamente divertente ma assai pericolosa e qui ritorno al titolo del post. Il sesso non è un crimine, ma la stupidità dovrebbe esserlo: tu non puoi giocare a fare la pornostar dei poveri, tirarti a merda di alcool che oltretutto ti azzera le inibizioni, farlo salire a dei livelli stellari a qualcuno che magari nemmeno conosci, portarti questo qualcuno a casa o in macchina e poi sul più bello “ah, no, ho cambiato idea”. O meglio, TU PUOI ed è un tuo sacrosanto diritto, ma dovresti essere abbastanza intelligente e furba da sapere ancora prima di uscire di casa che 9 volte su 10 potresti trovare il bravo ragazzo che se lo rimette nei pantaloni e va a casa sua a tirarsi una pippa tacciandoti, al massimo, di essere una figa di legno; ma la decima potresti trovare quello più strafatto di te o semplicemente uno dell’orda di delinquenti di cui sopra (cioè uno che se fossi arrivata fino in fondo sarebbe finito derubricato il giorno dopo come “incontro occasionale chissàcomecazzosichiamava” ma che in caso di rifiuto si prenderà comunque quello che gli hai largamente promesso). Più in piccolo non è diverso dal postare foto sexy on line e poi lamentarsi dei morti di figa che commentano: cosa pensavate? Di interessare solo i critici d’arte e fini poeti?!  Direi che il cercare di mettersi dalla parte della ragione potremmo definirlo istinto di autoconservazione, lo stesso per cui non si cammina sui cornicioni, non si attraversa l’autostrada a piedi e non si nuota con gli squali reggendo un quarto di bue sanguinolento.

Con questo non voglio dire che dovremmo andare in giro vestite da suore e il sabato sera giocare a canasta in bocciofila. Assolutamente no, anzi: io sono una che si veste in modo molto più che appariscente, che ha ribattezzato una parte dell’armadio come quella del “mignottone da battaglia” e che a pescare pesci in barile si diverte sempre un bel po’; per me non esiste un solo dannato motivo per il quale dovrei sacrificare quello che la Natura mi ha dato di serie perché altrimenti rischierei di essere considerata meno intelligente o seria. Io sono così intelligente e seria, invece, da sapere di essere seduta su una miniera d’oro e non me ne faccio certo un cruccio. Non solo: siccome le frecce al nostro arco (femminile) sono paragonabili a bombe tattiche se paragonate a quelle dei signori uomini (siamo mediamente più attraenti, fatevene una ragione), non vedo proprio perché non dovrei usarle per scopo ludico, ma allo stesso tempo sono consapevole dei rischi potenziali e cerco di portarli al minimo permettendomi certi atteggiamenti solo in contesti adeguati, con persone di cui posso mediamente prevedere le reazioni, mai da sola ma sempre in compagnia di qualcuno di fiducia che possa fare da sicura e mantenendo il controllo della situazione. So che grandi privilegi richiedono grandi responsabilità e che bisogna usare sempre prima il cervello e poi la vagina. Se non sei lucida vieni meno alla tua responsabilità principale che è badare a te stessa e non sarà colpa della minigonna ma della tua stupidità.

Nella nostra società manca l’educazione sessuale, quella seria.

Chiudo con una provocazione: perché se mi ammazzo con la moto ai 200 km/h sulla provinciale siamo tutti d’accordo che me la sono andata a cercare e se invece mi ubriaco, porto uno sconosciuto a casa e questo mi salta addosso non è vero altrettanto?

Odio il lunedì, ma anche il resto della settimana.

Certi giorni la fatica mi taglia le gambe e inizio a pensare che gli obiettivi che mi sono imposta siano troppo difficili, che richiedano troppe risorse fisiche e mentali, che in fondo siano obiettivi stupidi e che potrei continuare a vivere altrimenti, che non è certo un dramma essere in un modo piuttosto che in un altro o poter fare certe cose piuttosto di altre. Che alla fin fine agli altri non frega un cazzo che il mio kung-fu sia forte oppure no: anzi, probabilmente sarebbero più interessati a vedermi cadere piuttosto che a vedermi vincere perché i miei risultati potrebbero fare da cartina al tornasole della loro stessa incapacità. Che se davvero lo facessi per l’approvazione altrui allora potrei semplicemente starmene seduta sul mio culo e incolpare la crisi, la politica, le ossa grandi e il metabolismo lento e ricevere la mia assoluzione pubblica per i miei fallimenti. Che se non getto il cuore oltre all’ostacolo non è per codardia ma per prudenza e la prudenza è una gran qualità. Ho delle responsabilità, io.

Il cibo e il lavoro sono la mia croce e la mia delizia. La mia colpa e la mia redenzione. Sono il modo in cui dimostro a qualcuno il mio amore e a me stessa di non amarmi affatto. Sono la mia trappola e la mia fuga. Inesorabili come il tempo, imprescindibili come l’aria, letali come il veleno. Come in un rapporto perverso in cui sai di amare qualcuno che prima o poi ti ucciderà ma non riesci a lasciarlo, così il cibo, così il lavoro. Un vortice costante di frustrazione e ansia, stati di estatica esaltazione e abissi di cupa inevitabilità.

La bilancia e il commercialista, nessuno dei due che mi dica qualcosa che possa lenire le mie pene e anche quando lo fanno l’altissimo prezzo che ho pagato per avere quella stilla di soddisfazione me lo porto stampato in faccia, nelle ombre sotto agli occhi, nei capelli che restano sulla spazzola, nel sonno che non mi ristora.

Qualche giorno fa ho scritto circa l’esternalizzazione delle responsabilità (qui): ci sono giorni come questo in cui vorrei solo mandare tutto al diavolo, sedermi in un angolo a sfondarmi di cibo spazzatura condito da lacrime e incolpare tutto e tutti. Formattare il PC e cambiare universo professionale. Ci ho già anche provato, più di una volta. Ma alla fine sono sempre qui nella mia esistenza sospesa fra il frigorifero e la stampante, a contare le calorie e i soldi (entrambi sempre meno) e sono stanca di lottare. Lotto da una vita e ne ho le scatole piene e le tasche vuote e non è giusto.

Non è giusto.

Questi non sono i 100 mt piani, questa è una maratona e io continuerò a stringere i denti. Ma da domani. Oggi fatemi esternalizzare.

Musicopatica terminale

Ho sempre amato la musica e non posso farne a meno.
Ovviamente, avendo io un grande nido di calabroni al posto del cervello, ho una playlist per ogni momento e un momento per ogni playlist, quindi vi racconto un pezzettino di me con la “oggi ne ho per tutti”.

  • Metallica – Ain’t my bitch
  • Guano Apes – You can’t stop me
  • Staind – Price to play
  • Limp Bizkit – Eat you alive
  • Cherri Bomb – Shake the ground
  • Lunatic Calm – Leave you far behind
  • Rammstein – Mein teil (in realtà avrei potuto metterne una a caso, le amo tutte)
  • Linkin’ Park – One step closer
  • Marilyn Manson – Wrapped in plastic

Buon ascolto!

Don’t try this at home

ATTENZIONE: tutto quello che racconto qui è solo la mia esperienza e sono solo mie opinioni. Lungi da me dare lezioni a qualcuno. NON INIZIATE MAI UNA DIETA SENZA CONTROLLO MEDICO: se lo fate, sarà a vostro rischio e pericolo. CHIARO?

Io sono come Rocco Siffredi: le ho provate tutte. Le patate? No, le diete.

Senza mai appoggiarmi alle indicazioni di uno specialista: credo però di essere stata solo fortunata, quindi ripeto voi non fate come me.
Tornando alle diete, ho sperimentato sulla mia pelle diverse esperienze: low carb, low fat, low salt, low “tutto”, dissociata, a orario, Dukan, Weight Watchers, del gruppo sanguigno, vegetariana, vegana, crudista, del limone, del minestrone, degli integratori, liquida, solida e pure gassosa (abbinata alla low tutto versione estrema: cioè fumavo come una ciminiera e basta, ma è durata meno di 48 ore).

Insomma: ad un certo punto mi sembrava davvero che per me non ci fosse speranza. Finché in preda allo sconforto più totale non mi sono fermata a chiedermi se tutti questi sedicenti guru della linea e del benessere non avessero tutti ragione. Avete letto bene: tutti ragione. Vi chiederete come possano avere ragione contemporaneamente i sostenitori del veganesimo e quelli della Dukan (povero fegato, se ci ripenso…): ebbene guardandoli tutti insieme, non tralasciano nessun alimento. Nessuno. Quindi la chiave doveva stare nel mezzo di tutto quel circo di estremismi, nell’equilibrio. Medio virtus stat, dicevano i latini. Vi faccio un esempio del perché, per dire, essere vegani non è la panacea di tutti i mali: l’hummus di ceci è veganissimo eppure vi sfido a dimagrire con quello. Secondo me il problema è gestire un apporto calorico restrittivo controllato (che non ci si può mica sfondare di 3000 Kcal al giorno, eh!) e scegliere con attenzione la fonte delle calorie in modo da non compromettere mai l’apporto minimo dei nutrienti necessari per vivere (vitamine e sali minerali su tutti) e la propria stabilità mentale (perché se mangi cibo schifoso hai già perso in partenza).

Se vi sembra complicato è perché lo è: se dovessi sintetizzare il mio regime alimentare di una frase, direi che è vegano-opportunista.
Ciò significa di fatto che sono onnivora, ma che:


1) per la stragrande maggioranza dei pasti preferisco sostituire le proteine animali con quelle vegetali (legumi, semi oleosi); nel caso, comunque, meglio il pesce della carne e se proprio decido per mangiare quella scelgo quella bianca. Ovviamente niente insaccati. Digerisco poco e male la carne rossa e quindi cerco di non mangiarne mai, ma è una cosa mia;
2) niente latticini (tranne la mozzarella sulla pizza);
3) non friggo (forno, vapore, piastra, crudo);
4) uso il meno possibile prodotti troppo industrializzati (dai piatti pronti al seitan, a prescindere dal fatto che siano biologici/veg o meno);
5) niente zucchero bianco/canna o robaccia chimica di sintesi (dolcifico con miele o con frutta o non dolcifico affatto);
6) poca pasta (quasi niente), sì ai cereali (riso, orzo e farro su tutti);
7) cerco di non mangiare pane o suoi derivati;
8) uso l’estrattore a freddo per farmi “il super-bibitone” un giorno sì e uno no a pranzo (cetriolo, mela, pompelmo, sedano): fantastico!
9) mangio verdura “ad ignoranza”, con la frutta sto un po’ più cauta ma comunque tutti i giorni, pranzo e cena;
10) sono una grande fan dei semi oleosi, della frutta secca, delle spezie e delle erbe aromatiche;
11) a colazione bevo solo un caffè – amaro o macchiato con drink avena (che quello di soia non mi piace) perché la mattina non mi va niente e reggo comunque bene fino a mezzogiorno;
12) pranzo e cena di norma non li salto, ma se non ho fame non mangio: ho imparato ad ascoltare il mio corpo e se mi forzo a fare qualcosa perché “devo”, poi sto male fisicamente;
13) se mangio fuori non rompo le palle a tutto il mondo con le mie fisse e mangio quello che c’è, per ciccionazzo che sia: ne mangio poco (con discrezione) e fine del problema;
14) no bibite gassate*, no alcolici oltre i 15°, sì vino e birra (con moderazione…);
15) pongo grande attenzione affinché quello che mi metto nel piatto sia sempre accattivante al palato e bello da vedere: secondo me non c’è niente di peggio del mortificarsi mangiando cibi insapori e con un’aria da ospedale. In queste cose la testa conta più della pancia;
16) leggo TUTTE LE ETICHETTE: questo mi evita di comprare in buona fede un prodotto creduto (o spacciato per) sano/buono/bio che in realtà è una porcheria, tipo i succhi di frutta in cui l’unica frutta presente ce l’hanno stampata sull’etichetta. Non bisogna essere avari con la qualità.

In tutto questo paradiso psycho-dietetico però sono da sola: mio marito e mio figlio vivono come persone normali e mangiano qualunque cosa e sono magrissimi, bontà loro.
E cucino io per tutti. Mi faranno santa.

*Sono una persona decisa nelle mie sudatissime convinzioni ma ho anch’io una debolezza nel mio sistemino salutista: la Red Bull Sugarfree. Sarà per il nome.

Andare in palestra fa male, seconda parte

Eravamo rimasti con un sacco di ottime ragioni per non andare in palestra e quindi abbiamo smesso. Molti non ci riproveranno più, qualcuno come me invece ciclicamente rifarà lo stesso errore ancora e ancora e ancora. Per chi se lo fosse perso vi rimando alla prima parte del post.

Vi ripeto i 7 motivi dell’abbandono:
1) I risultati sono lenti ad arrivare e senza un cambio di regime alimentare non arrivano affatto.
2) La volontà si alimenta con il peso che cala e se non dimagrisci la spinta della sola volontà si esaurisce in fretta.
3) Il confronto fisico con gli altri iscritti ti massacra psicologicamente.
4) Il movimento fa venire fame e quindi seguire una dieta dimagrante sbagliata ti fa da zavorra e non da volano (su questo argomento tornerò in un prossimo post).
5) In palestra fai un’attività che non ti piace, che non ti rende felice, che non ti viene voglia di praticare e che ti fa sentire male e a disagio.
6) Dopo qualche tempo che non frequenti ti vergogni a tornare ammettendo di fatto il tuo fallimento e quindi non ci torni più.
7) Sei nella struttura sportiva sbagliata.

Secondo me la palestra dovrebbe essere sconsigliata finché non si è dimagriti abbastanza da aver recuperato uno straccio di autostima: è già abbastanza difficile prendere – o riprendere – un impegno che richiede costanza e dedizione che ci possiamo serenamente risparmiare almeno il peso della vergogna dell’eccessivo sovrappeso fasciato in un improbabile completino in microfibra.

Questo non significa che dobbiamo stare seduti a poltrire sperando di dimagrire, significa che almeno per i primi tempi sarebbe preferibile iniziare facendo una cosa più semplice ma essenziale: cambiare le nostre abitudini nel quotidiano. Usare la macchina il meno possibile (se devi andare alla posta che dista due kilometri, vacci a piedi!), usare le scale invece dell’ascensore, fare una lunga passeggiata invece di stare davanti alla tv o al pc, eccetera. Cose così, classiche, banali ed EFFICACISSIME. Non si dimagrisce oziando in nessun caso e sia chiaro una volta per tutte: i magri non oziano. Sembra che alcuni “non facciano nulla”, ma osservandoli meglio ci si rende conto rapidamente che il loro stile di vita è decisamente attivo anche se non sono degli sportivi . Detto questo vorrei tornare su due dei punti che ho citato perché vorrei chiarire meglio.

Punto 5: pratichi un’attività sportiva che non ti piace. Ecco, la probabilità che un neofita del fitness inizi a dedicarsi ad una disciplina che effettivamente gli piace è scarsissima. E’ questione di culo, insomma. Prima di capire che si preferisce il piccante all’amaro bisogna assaggiare anche il salato e il dolce e così vale per le attività che si svolgono nei centri sportivi. Invece no: sono grasso, devo muovermi, devo sudare e quindi “faccio aerobica” o “faccio pesi”. Per esempio, i corsi di gruppo di tipo aerobico (step, gag e via sudando) con gente che saltella a ritmo di musica mi hanno sempre fatto cagare. Cagarissimo. Eppure mi sono spesso violentata ad andarci perché dovevo dimagrire e quello “faceva bene”. No, non faceva bene. Faceva schifo, mi faceva sentire sfigata e inadeguata e non mi faceva affatto perdere peso. Inutile dire che abbandonavo dopo pochissimo tempo. Quindi se avete la sensazione che una cosa non faccia per voi non è solo un’impressione: non fa per voi e non imparerete ad amarla esattamente come non si fa con un marito indigesto in un matrimonio combinato. Cambiate strada senza rimorsi.

Punto 7: sei nella struttura sportiva sbagliata. Eh già, non è che tutte le palestre siano uguali. I ristoranti lo sono? No, quindi neanche le palestre. Come per i ristoranti, anche le palestre hanno delle persone dentro (commerciali, personal trainer, altri iscritti) e sono arredate e gestite in un certo modo e il feeling che si stabilisce con le persone e l’ambiente conta tantissimo. Andate a mangiare in un ristorante dove i camerieri sono maleducati? O dove il cuoco cucina male? O dove l’ambiente non è di vostro gusto? Idem come sopra: l’abbonamento in una struttura qualunque non vi garantisce che lì starete bene con voi stessi e con gli altri. Come per i ristoranti: valutate eventualmente altre strutture. In ballo c’è la vostra salute mentale e fisica, non semplicemente la possibilità di concludere in bellezza un appuntamento galante. Non siete obbligati ad accontentarvi del primo personal trainer che incrociate, del primo istruttore a cui vi affidate: se queste persone non vi piacciono non quelle giuste. Mi sembra scontato invitarvi a verificare le referenze e le qualifiche delle persone che vi allenano: ahimè ci sono anche gli improvvisati e rischiate di farvi male. Molto molto male. Anche se vi stanno antipatici, cambiate al volo: il feeling coi propri PT è fondamentale. Potranno essere i più qualificati del mondo ma se non vi sentite in sintonia avrete solo un’altra scusa per mollare. Potreste persino scoprire che la disciplina che non vi piaceva insegnata da uno può invece piacervi un sacco con un altro (per tornare al punto 5).

Io, ad esempio, grazie al personal trainer giusto ho scoperto dopo anni di aerobica schifosa che mi piaceva alzare la ghisa (cioè fare pesi): mi mettevo le cuffie, mi isolavo e lasciavo che la fatica mi appagasse. Mi ci sono dedicata con passione, poi è capitata l’occasione di provare la pole dance e ho capito che la mia strada verso il fitness felice era quella. Ho avuto la mia epifania. La pole modella e solleva il morale e l’autostima (e le chiappe!) verso l’infinito e oltre. Pensate che nonostante la palestra (un’altra rispetto ai pesi) non fosse affatto di mio gusto, gli altri abbonati – non le ragazze della pole, però, loro adorabili – non fossero il tipo di persone che piacciono a me, l’ho praticata con tantissima passione… finchè il mio troppo entusiasmo non mi ha causato un infortunio alla schiena per cui mi sono dovuta fermare tre mesi. Poi ho avuto altro da fare (ristrutturare e cambiare casa) e così l’ho accantonata per un po’ ma sto iniziando a riprendere e sono felicissima… anche se già un po’ ammaccata!

Questa non sono io… ma lo stile è lo stesso!

Per quanto riguarda il punto 1, 2 e 4 che coinvolgono la dieta, per ora li tralascio perché sulla questione delle diete vorrei entrare nel merito in un post dedicato.

Insomma: prima di mettere piede in palestra recuperate un po’ di autostima, cercate i professionisti giusti e provate tutto. Una volta che avrete trovato la vostra strada ci andrete perché vorrete farlo e non perché dovrete farlo. Non è un cambiamento da poco.

Andare in palestra fa male, prima parte

Siamo quasi a settembre e in questo periodo, puntuali come sempre, arrivano le pubblicità delle raccolte a fascicoli in edicola e le pubblicità delle palestre. Ok, dal titolo potreste pensare che io stia per dire qualcosa di molto discutibile, ma vi assicuro che anni e anni di sudore versato alzando ghisa o saltando su stepper o facendo movimento in un luogo in cui avevo pagato un costosissimo abbonamento mi hanno portata a pensare che per buona misura siano tempo e denaro gettati alle ortiche.

E io, in una palestra, ci ho persino lavorato come commerciale, cioè ero uno di quei personaggi fastidiosissimi che ti richiamano 20mila volte per convincerti a spedere una cifra assurda per sottoscrivere un contratto che Faust può accompagnare solo.

Questo ovviamente vale se siete dei ciccioni. Perché ammettiamolo: se uno avesse uno stile di vita sano e attivo non sarebbe un ciccione, alla peggio potrebbe essere poco tonico ma comunque mediamente normopeso. Invece il ciccione classico è pigro e mangia di merda e alle volte è persino convinto di muoversi a sufficienza perché suda molto, quando in realtà suda solo per il fatto di essere grasso e fuori forma e non perché effettivamente alzi le chiappone dal sedile dell’auto o dal divano.

L’errore classico che un ciccione fa quando capisce che deve fare qualcosa per porre rimedio alla sua situazione è iscriversi in palestra. Il pensiero è semplice “se faccio moto brucio, se brucio dimagrisco”. Qui casca l’asino e devo necessariamente sfatare un mito: in palestra un ciccione non dimagrisce. La ragione più semplice è che il dimagrimento si ottiene nello stesso posto dove si ottiene l’ingrassamento, cioè a tavola. Non solo: l’attività fisica fa venire fame. Un po’ come convincere un alcolista a smettere di bere mandandolo a fare il sommelier. E’ la premessa perfetta per una tragedia, la scusa madre di tutte le scuse autoassolutorie: ho fatto tanto movimento e quindi posso mangiare qualcosina di più.


Ma il nodo cruciale del problema però non è fisico, è mentale. Sei grasso, non ti piaci, sei consapevole di essere scoppiato e non di poter fare un esercizio per più di un minuto senza che ti venga voglia di invocare un’eutanasia… insomma: sei nelle peggiori condizioni mentali possibili e il primo impatto è con lo spogliatoio. LO SPOGLIATOIO, santo cielo! Le palestre sono per la maggior parte frequentate da persone in forma, per cui non ci si può neanche nascondere dietro ad un problema di “percezione che siano tutti più in forma di te”. Lo sono sul serio.

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Iniziamo male, non è vero? Ma va peggio in sala pesi / sala corsi.
Ecco, arrivi dallo spogliatoio con il morale sotto ai tacchi e ti metti a fare fitness: sudore a secchi, dolori lancinanti, fiato corto dopo pochissimi secondi, coordinazione ed elasticità non pervenute. Farebbe passare la voglia a chiunque. Ma tu sei convinto – lo si è sempre all’inizio – e pensi che migliorerai, che sei lì apposta, che ti aspettavi che fosse dura. La prima settimana vai in palestra tre volte, la seconda magari altrettante, dalla terza settimana scendi a due, poi sei pieno di impegni, poi hai l’influenza, poi devi portare il gatto dal veterinario, poi hai mal di schiena… e nel giro di un mese – in media – la frequenza si azzera. L’ho visto coi miei occhi: decine di ciccioni mollare dopo un mese, un mese e mezzo al massimo (ho dovuto richiamarli un sacco di volte, so cosa dico quando affermo di aver sentito le scuse più surreali). Quelli che superano questa soglia temporale sono pochissimi e di questi pochi qualcuno arriva all’obbiettivo perché nel frattempo ha capito che doveva chiudere la bocca oltre a muovere il culo.
Mollano con la stessa frequenza anche i magri, figuriamoci i grassi.

I motivi per cui si abbandona la palestra sono secondo me principalmente sette.

1) I risultati sono lenti ad arrivare e senza un cambio di regime alimentare non arrivano affatto.
2) La volontà si alimenta con il peso che cala e se non dimagrisci la spinta della sola volontà si esaurisce in fretta.
3) Il confronto fisico con gli altri iscritti ti massacra psicologicamente.
4) Il movimento fa venire fame e quindi seguire una dieta dimagrante sbagliata ti fa da zavorra e non da volano (su questo argomento tornerò in un prossimo post).
5) In palestra fai un’attività che non ti piace, che non ti rende felice, che non ti viene voglia di praticare e che ti fa sentire male e a disagio.
6) Dopo qualche tempo che non frequenti ti vergogni a tornare ammettendo di fatto il tuo fallimento e quindi non ci torni più.
7) Sei nella struttura sportiva sbagliata.

Insomma, ne abbiamo davvero abbastanza per buttare il resto del nostro costosissimo abbonamento in fondo ad un cassetto.

[fine prima parte]

Delirio da sindrome premestruale

Quando mi scatta la sindrome premestruale divento una bestia famelica. Mi mangerei pure lo zerbino. Mi scatta una voglia incontenibile di cibo unto e bisunto, prevalentemente salato.

Se fossi così matta (e lo sono stata, ahimè) da assecondare i miei istinti nutrizional-suicidi, il mio menù ideale sarebbe composto da patatine fritte del sacchetto usate come cucchiaio per mangiare insalata russa tonnata, una bella pizza Big Americans, un bel birrone e per concludere in bellezza panna montata spray con sopra sciroppo di menta.

Riflettendoci è strano che non sia mai finita all’ospedale…

Però con un minor peso e un regime alimentare più sensato del passato (soprattutto con poco zucchero), anche le crisi pre-ciclo mi risultano un po’ più gestibili.
Un pochino, però. Quindi quando scatta il giorno della violenza io DEVO mangiare qualcosa che soddisfi anche la testa altrimenti passo fuori di cervello. Ecco quindi la mia soluzione di ieri sera.

Aringhe consolatorie

INGREDIENTI
300 gr di filetti di aringa (costa poco, è magra ed è buonissima)
2 rametti di rosmarino fresco
2 foglie di salvia fresca
6 mandorle
4 nocciole
pan grattato q.b. per impanare i filetti
1 cucchiaino di sale iodato
1 cucchiaio d’olio per la padella (uso quello classico e non l’EVO perché non mi piace)

Prima di tutto ho preparato la panatura tritando grossolanamente il rosmarino, la salvia, le mandorle e le noci e poi mescolando il tutto con il pan grattato e il sale (la panatura così croccante serve perché la masticazione aiuta la sazietà… e poi è buonissima); ho lavato e asciugato con la carta assorbente i filetti di aringa e li ho impanati.
Dopo aver fatto scaldare per bene l’olio nella padella antiaderente (la mia con rivestimento in pietra), ho adagiato i filetti dal lato della pelle e li ho fatti rosolare un paio di minuti e poi li ho girati per terminare la cottura. Fine della difficilissima ricetta!

Per gustarli al meglio, una volta nel piatto potete condirli con qualche goccia di limone oppure di aceto balsamico (che sta bene su tutto). La cosa buona è che una volta cotti, la pelle viene via facilmente con la forchetta – se non volete mangiarla, dato che è la parte più grassa del pesce.
Accompagnata da una bella insalata mista è riuscita a darmi la giusta soddisfazione senza appesantirmi troppo.
Buon appetito!